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epitome (una sorta di compendio di alcune parti del testo aristotelico, spesso arricchito di riferimenti alle opinioni sue e di altri autori antichi e medievali al riguardo), commento medio (una parafrasi dell’opera di Aristotele, non priva di osservazioni personali), e commento grande (una dettagliata interpretazione delle singole parole e idee espresse dal filosofo nel testo studiato, che viene lì riportato alla lettera, nelle traduzioni arabe medievali). Tra queste opere, che ebbero grande fortuna nel Medioevo non solo arabo-islamico, ma anche latino ed ebraico, il Commento medio alla Metafisica di Aristotele, scritto nel 1174 e successivamente riveduto dall’autore stesso, è andato perduto nel testo originale arabo, e non risulta essere mai stato tradotto in latino o in una lingua moderna. Tuttavia, ne esistono ben due diverse traduzioni ebraiche, fondate entrambe sul testo arabo e realizzate l’una a Roma nel 1284 da Zerahyah Hen, l’altra nel 1317, probabilmente ad Arles in Provenza, da Qalonymos ben Qalonymos; tutt’e due queste traduzioni erano finora pressoché inedite.
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Mauro Zonta - Il Commento medio di Averroè alla Metafisica di Aristotele nella tradizione ebraica. 